Love Zone

Tutto quello che avreste voluto sapere sul Burlesque...

lunedì 6 gennaio 2014   
di Giovanni Papa
Giovanni Papa ha intervistato per Love Zone Miss Candy Rose, una delle più apprezzate performer di Burlesque italiane ed esperta insegnante di quest'arte che continua a sedurre e conquistare nuovi spazi.

C’è uno spettacolo di burlesque domenica a Lucera, vuoi andarci?”. Esitazione. Non saprei. Ok, accetto! Sono curioso e penso che sarebbe molto interessante intervistarla per la mia rubrica Love Zone. Ed è così che mi ritrovo  al Lupus in Fabula a Lucera. Una coca cola sorseggiata al bancone assieme ad un amico ed ecco appare lei: Miss Candy Rose, splendida performer di burlesque!

Eleganza, ironia, sensualità, sguardo accattivante e coinvolgente. E’ un lavoro in cui musica e movimento si fondono, in cui l’erotismo non è mai volgarità e si esprime nella cura dell’espressione del volto, della sinuosità dei movimenti, del movimento musicale delle mani. Vediamo lo spettacolo e alla fine riusciamo a sederci per iniziare una una piacevolissima conversazione...

 

Viveur Lovezone: Ciao, Candy Rose! Vorrei iniziare chiedendoti qual’è il modello di burlesque al quale ti ispiri nei tuoi spettacoli?

 

Candy Rose: Dunque, non è propriamente un modello quello di cui parliamo, si tratta più che altro di "stile"… C’è, infatti,  da premettere una cosa: ciò che noi artiste di oggi portiamo in scena è new burlesque, una rivisitazione del vecchio, di ciò che è stato. E sotto questa denominazione di new burlesque c’è un grande calderone di tanti stili diversi che non sono neanche tanto catalogabili perché davvero ogni performer porta in scena sé stessa, il suo bagaglio artistico, la sua vita artistica, culturale, la sua persona, il suo alter ego… perché Candy Rose è l’alter ego che porto sul palco. Io sono una performer molto classica,  il mio stile si rifà agli anni d’oro, anni quaranta anni cinquanta, al quale io mi ispiro non solo per quanto riguarda lo stile del movimento, ma anche i costumi
C’è tutta una ricerca storica per quanto riguarda i costumi, le acconciature, il trucco, anche il tono chiarissimo della mia carnagione. Ad esempio io non prendo sole, ho deciso di non abbronzarmi d’estate, di andare in spiaggia con l’ombrellino parasole e con la protezione 50 sempre, 365 giorni l’anno non solo in spiaggia,  ma anche al di fuori.

 

V.L. Qual è il modello di femminilità che il burlesque propone, secondo te ?

C.R.: Sicuramente posso dirvi quello che non è, come spiego alle mie allieve: scordatevi le riviste patinate alla vogue, queste donne sempre belle, piene di protesi, di botulino.  Il burlesque è proprio al di fuori di questa roba qui! Non esiste un modello specifico estetico di corpo femminile per cui un corpo è particolarmente adatto e un altro no. Cioè,  è vero che io ho questa fisicità che mi aiuta molto, da pin up, con il vitino stretto i fianchi larghi, questa carnagione chiara , questo volto che non è moderno,  un po’ antico...però io faccio uno stile "classico", sono già ben instradata. Al burlesque possono accedere tutte, non c’è un modello precostituito, non è si deve essere per forza in un modo. Se sei come me va bene, puoi accedere lo stesso e scegliere il tuo stile!

 

V.L.: Effettivamente sono nati molti corsi di burlesque tra cui proprio uno tuo. Perciò mi chiedevo: il burlesque è davvero per tutti?

C.R. Per quanto riguarda i corsi base tutti possono accedere. Io ai miei corsi di burlesque ho veramente di tutto: dalla ventenne alla sessantenne, davvero il calderone per eccellenza, perchè non tutte le donne fanno un corso di burlesque perché vogliono andare sul palco, molte lo fanno solo per riscoprire la propria femminilità.

E sottolineo “fare un corso di burlesque”. Perché poi il professionismo è un’altra cosa, è lavoro, c’è tutto un investimento da fare

 

V.L.: Puoi spiegarci meglio quest’ultimo aspetto…

 

C.R.: c’è da studiare, c’è tanto da investire anche economicamente perché i costumi costano, i ventagli, le piume di struzzo costano, i boa costano..se poi lo fai come tantissima gente che vista l’ondata si improvvisano o vengono a fare un corso e si mettono a fare burlesque, perché magari sono carine oppure che ne so la cubista, che per arrotondare fa burlesque, lo fa per quattro soldi, si compra il bustino al sexy shop (nulla contro il bustino al sexy shop!), le piume di gallo cinesi..però la qualità fa la differenza se vuoi essere una professionista.. poi per lo spogliarello in casa per tuo marito va bene pure il boa cinese..però il professionismo ha bisogno anche di una certa qualità che non è solo stilistica ma soprattutto, per distinguersi dalla massa, la qualità proprio a livello di idea del costume.. uno studio sul costume..che epoca richiama questo costume? Il mio costume che ho usato per la fan dance, che epoca richiamava? Quel bustino è stato fatto a mano, non l’ho comprato al sexy shop, è stato rifinito a mano, il pizzo macramè me lo sono andato a cercare io, aveva ventanni, ed era un pizzo vintage..cioè è anche questo il burlesque è una continua ricerca di ciò che è stato..

 

V.L.: E’ cura dei particolari, quindi...

C.R.: Assolutamente.. i copri capezzoli, i pasties sono fondamentali.,.. le performer di burlesque continuano ad utilizzarli.. perché li hanno inventati? I pasties (si attaccano con una colla, che si chiama mastice estetico, una colla per la pelle..). Perché nascono? Per la censura, le performers all’inizio hanno subito censure. Per coprire le zone pubiche, coprire i capezzoli..si sono inventate i pasties, e il moderno perizoma… Il perizoma noi pensiamo che sia una roba moderna.. le performer di burlesque hanno inventato il moderno perizoma perché altrimenti incappavano nella censura e andavano anche in galera…. Particolari che le performers tuttora oggi ci tengono a mantenere un po’ per mantenere la tradizione un po’ per distinguersi da chi fa strip tease… facciamo un’altra cosa… è una tipologia di spettacolo diversa, strutturata in un altro modo, secondo me anche più profondo.

 

V.L: In che misura, secondo te, ironia ed erotismo si devono unire in uno spettacolo  di b urlesque?

C.R: Basta pensare alla parola burlesque, “burla, scherzo”. Poi torniamo allo stile personale di ognuna. Io personalmente non sono una comica, ci sono molte colleghe che sono molto più comiche di me, è molto difficile far ridere. Ci sono performer che hanno una personalità che le porta naturalmente ad essere più comiche, grottesche…

Dipende anche dalla personale storia artistica. Io vengo da più di ventanni di danza classica, quello è il mio bagaglio artistico, culturale. E’ parte integrante del mio modo di essere sul palco, del mio modo di fare burlesque, anche se io sorrido molto, ammicco, mi piace provocare, però certamente non sono comica, grottesca.

 

V.L.: Quanto la componente dell’immaginazione è importante nel burlesque?

 

C.R.: Moltissimo! Creare delle suggestioni in chi ci guarda, non “perdersi mai il pubblico”. Una cosa bellissima del burlesque - che per me che vengo dalla danza classica è stato sconvolgente - è l’abbattimento completo della quarta parete del teatro. Spiego meglio:  quando ballavo in teatro mi dicevano “tanto il pubblico non lo vedi, devi guardare un punto fisso”. Il burlesque, invece,  si fa nei club, locali, nei posti piccoli, molto spesso non c’è un palco, quindi sei alla stessa altezza del pubblico, sei tra i tavoli, hai un contatto molto stretto, ravvicinato con il pubblico. Mi ricordo che durante l’accademia ci dicevano di guardare le persone, di puntare una persona, di guardarla negli occhi, di sorriderle, renderla in qualche modo partecipe. Ecco questa è una cosa che difficilmente si fa in teatro.

 

V.L.: E di  questa immaginazione ricade  poi nella vita di coppia?

C.R.: Oddio, moltissimo, cioè io sono una che immagina in continuazione. Posso dire quanto il burlesque, quanto quest’arte abbia aiutato la mia già fervida immaginazione ad esplodere maggiormente anche nella coppia. Premesso  che ho sempre avuto poco senso del pudore e non ho avuto alcuna difficoltà a spogliarmi all’inizio col burlesque, è vero però che a livello mentale sono stata più pudica: ed è stato quello  il pudore più “tosto” da togliere, da eliminare.. Il burlesque mi ha aiutata ad alleggerirmi molto anche a livello di immaginazione sessuale, e quindi anche a scrivere al mio partner quello che sto immaginando in quel momento…scrivergli proprio!

 

V.L.: Quindi il burlesque è terapeutico?

C.R.: Sì secondo me sì, anche. Io ho tantissime allieve,  ed un paio di mie ex allieve erano ingegneri, ragazze molto timide, quadrate, molto posate, in terapia per la timidezza alle quali è stato suggerito dal loro psicologo di fare il corso di burlesque per vincere questa timidezza estrema . Questi psicologi che consigliano di fare corsi di burlesque: sono contenta, continuate…

E’ chiaro che io non costringo nessuna a spogliarsi, prima di arrivare a togliersi anche solo un guanto ( che per una persona molto timida è il mondo), c’è un grandissimo lavoro  dietro da fare, io lavoro tantissimo anche su altre cose.

 

V.L.: Un lavoro su misura, in cui devi adattarti ad ogni persona.

C.R.: Esattamente, poi per una precisa come me! Ma anche perché io lo voglio fare. Io non voglio fare la ballerine di fila, già esistono, da anni da secoli. Le performers di burlesque sono delle dive: che siano sole davanti lo specchio, davanti al fidanzato o al marito, che siano sul palco, dentro una bettola, siamo sempre delle dive!! (sorride)

Per me è importante lavorare su ogni personalità, un lavoro specifico.E’  difficile però a me piacciono le cose difficili!

 

 

Insomma, l’arte si rivela nuovamente un mezzo strumento per far venire fuori parti di sé, per esprimerle, per sedurre, per ironizzare, per spiazzare l’altro, e per sorridere a volte!



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