Love Zone

Poliamore: relazioni (im)mature?

lunedì 17 marzo 2014   
di Giovanni Papa
Lo psicologo Giovanni Papa affronta in questa puntata di Viveur Love Zone il tema del Poliamore, con una testimonianza diretta di un "poliamoroso" che  vive serenamente questa condizione sentimentale.
Parliamoci chiaramente lettori di Viveur Lovezone chiunque sentendo parlare di poliamore (un esempio è il servizio mandato un po’ di tempo fa a Le Iene) al primo impatto, e forse anche al secondo impatto ragionato, avrà associato queste persone, coppie, famiglie a persone che vogliono farsi i fatti propri, a “donnette” e a “puttanieri” da combattimento!

Eppure il poliamore è qualcosa di molto diverso dal tradimento e dal “facciamoci i cazzi propri”. Il poliamore allude a tutta una serie di forme di relazione aperta, in cui non vale il principio della monogamia ma ciò che è importante è che c’è un’eticità di fondo: i partner sono trasparenti ed in accordo tra loro, accettano le condizioni di partenza e non considerano tradimento ciò che accade all’interno della relazione poliamorosa.

Detto concretamente, se una donna ha una relazione poliamorosa con due uomini, dunque, sarà legata affettivamente e farà sesso con entrambi gli uomini, ciò che distingue questo da una “traditrice” e i due partner da “traditi felici” è che tutti e tre conoscono il contratto iniziale, contratto che qualsiasi coppia stipula in maniera implicita (ed esplicita) all’inizio del rapporto, fatto di accordi, intese, regole, confini, limiti, spazi di apertura e chiusura verso l’esterno.

 

E in più c’è da considerare che una relazione esiste anche tra questi due uomini e anche come triade. La differenza sostanziale, perlomeno nella nostra società monogamica, è che questo è accettato e considerato valido per una coppia ma diventa pesante da digerire quando si parla di più persone.

 

E si scontra anche con alcune società poligamiche con religione musulmana dove solo l’uomo può avere una relazione contemporaneamente con più donne ma non una donna con più uomini.

Sul sito poliamore.org ( dateci un’occhiata) c’è una frase che mi ha colpito: “Il poliamore comporta una certa flessibilità relazionale e un set di abilità tra cui: buone doti comunicative, capacità di negoziazione dei propri limiti, padronanza delle proprie emozioni, in particolare la capacità di gestire la propria gelosia, una buona apertura mentale e una capacità di ascolto attiva e un elevato grado di assenza di giudizio.”.

 

 

Vista così la relazione poliamorosa non andrebbe più vista come rifugio di menti malate, di persone abusate o incapaci di vivere relazioni sentimentali sane e mature. Non è solo sesso ma voglia di vivere relazioni profonde. Insomma, le famiglie poliamorose sarebbero tutt’altro che un ricettacolo di personalità disturbate, ma bensì di personalità pienamente consapevoli di sé e mature, con un progetto di vita.

Viveur Lovezone si è intrufolato sulla pagina facebook di poliamore.org e ha raccolto la testimonianza di un ragazzo che sperimenta questa dimensione sentimentale.

 

Viveur Lovezone: Qual è la tua definizione di poliamore?

Poliamoroso: ll poliamore è per me la liberazione da un modo di gestire le relazioni che ho sempre percepito come restrittivo e distruttivo (per la mia persona e per chiunque venisse coinvolto). E' per me la liberazione dall'obbligo di “essere gelosi altrimenti non si ama”, la liberazione dalla necessità di mentire pur di essere se stessi, la liberazione dal teatrino stereotipato del sentimentalismo molto ideale e poco reale da film Disney (non che io non sia romantico, anzi, lo sono moltissimo: ma preferisco scrivere una poesia o regalare un libro che magari ha un significato particolare piuttosto che regalare un anello e non mi sognerei mai di dire “sei mia” o “sei solo mia”, perché sono più che convinto che ogni individuo è solo di se stesso e quando si ama questa cosa dovrebbe essere ancora più chiara, ancora più rispettata, evitando sempre e comunque dogmi e forzature, questo sì).

La scoperta del poliamore l'ho vissuta come una rivelazione: finalmente capivo che esiste un'altra strada rispetto a quella implicitamente imposta, finalmente capivo che non c'è nulla di sbagliato nel voler stare con altre persone, nel fidarsi delle persone che ami al punto che la loro frequentazione con “altri” non ti ferisce ma anzi ti fa addirittura stare bene. (Di cosa ti fidi? Ti fidi del fatto che non ti sostituiranno e non ti abbandoneranno. Non ti sostituiranno perché ogni persona è unica al mondo e non ti abbandoneranno perché ti amano...poi se dovessero abbandonarti vorrà dire che sarebbe dovuta finire comunque, o meglio sarebbe finita anche se tu avessi impedito loro di frequentare altri).

 

V.L.: Hai condiviso la tua esperienza poliamorosa con l’esterno e che riscontri hai avuto?

P.: Sono sempre stata una persona piuttosto schietta e “aperta”. Non ho esitato a parlare di questo mio “sentore” e approccio alle relazioni ai miei genitori in primis (i quali hanno preso la cosa con molta diffidenza) e poi anche ai miei amici (diffidenti anche loro, ma più che altro hanno l'aria di quelli che dicono “ah, però in fondo sembra interessante, diamo tempo al tempo e vedremo se la cosa funziona o meno”). Poi ci sono gli amici poliamorosi (la gran parte dei quali conosciuti su internet) e con loro è tutt'altra cosa (la comunità sta crescendo, parliamo del più e del meno, si affrontano nodi teorici e pratici, ci si confronta sulla vita quotidiana, si organizzano i cosìdetti “poliapertivi” ecc...).

E poi ci sono i partner (o meglio, nel mio caso le partner): attualmente sono coinvolto in una relazione con due ragazze una delle quali si sente con “altri”: con la prima ho avuto una relazione monogama (a distanza) per circa un anno e mezzo dopodiché cominciavamo a sentir parlare di poliamore e ad informarci e dopo vari tentativi, alcuni mesi di crisi e di “travaglio” siamo riusciti a trovare un equilibrio e a contemplare questa possibilità.

Con la seconda parlai di poliamore in uno dei nostri primi incontri e non aveva ancora sentito parlare ma sembrava condividere (poi più in là ha approfondito e ne abbiamo riparlato diverse volte fino ad arrivare a specifici accordi, perché in fondo il poliamore non è una ricetta unica e monolitica, ma ha varie sfaccettature ed è opportuno viverlo comunque in base alle singole esigenze dei partner coinvolti).

 

V.L.: Poliamore e tradimento che legame hanno secondo te?

P.: Nel poliamore le responsabilità si moltiplicano (così come si moltiplicano le potenziali gioie, si moltiplicano anche i potenziali dolori). Premesso ciò e premesso che il verbo tradire significa venir meno ad un accordo, violarlo, il tradimento esiste nella monogamia tradizionale ed esiste nel poliamore: la differenza è che nella monogamia tradizionale “l'accordo” non è esplicitato ma dato per scontato (io odio tutto ciò che è dato per scontato), il poliamore essendo frutto di un travaglio e nascendo da specifiche e reali esigenze sentimentali (e/o fisiche) ha tra i suoi “praticanti” persone che mediamente si interrogano di più rispetto ai monogami e sopratutto non ha accordi unici, uguali per tutti e “dati per scontato” (ciò che accomuna i poliamorosi è che tutti praticano una forma di non-monogamia etica).

Tradire nella monogamia vuol dire concedersi la libertà di frequentare altri partner (anche occasionalmente), tradire nel poliamore vuol dire invece venir meno ai patti e alle promesse (ad esempio) specifiche: anche da poly posso illudere qualcuna ad esempio tradendo la mia parola, promettendole l'impossibile, ecc...Per il resto credo che il fatto che nella monogamia la percentuale di tradimenti sia così alta qualcosa significhi (non significa certo che coloro che tradiscono nella monogamia sono tutti potenziali poliamorosi, ma penso che una buona parte di questi, sopratutto quelli che sono certi di amare la persona che hanno “tradito” e che non sarebbero gelosi se anche questa frequentasse altri, possano considerarsi dei “poliamorosi repressi”, cioè persone che non sanno dell'esistenza di questa possibilità, non sono stati educati a questa possibile strada e sono spinti, loro malgrado, a mentire, a nascondersi, a liberarsi nei sotterfugi).

 

V.L.: Come gestisce la gelosia un poliamoroso? E tu?

P.:: A viso aperto, come si dovrebbero affrontare tutte le paure (irrazionali). Il problema è quando la gelosia non è più una paura irrazionale, ma diventa un timore fondato (lì c'è qualcosa che non funziona nella relazione). Ma fino a quando sei sicuro della stabilità della tua relazione, sei sicuro dei sentimenti che l'altro partner (quello di cui teoricamente dovresti essere geloso) nutre per te e soprattutto sai che per te ci sarà comunque quando ne avrai bisogno la paura non è più paura ma diventa “compersione” (ti concentri sul “godimento”, inteso in senso ampio, dell'altro e questo fa “godere” anche te. Poi l'ideale è imparare una ottimale gestione del tempo, magari se siete in tre potreste vedervi tutti assieme...ecc...). Fiducia, apparentemente è un paradosso, ma il poliamore richiede quasi maggiore fiducia della monogamia: ti fidi del fatto che non verrai abbandonato, del fatto che anche se il tuo/i tuoi partner frequenta/no altri/e non si “dimenticherà” mai di te e non sottrarrà mai del tempo a voi (certo, gli unici appigli non sono questi, intendo dire: in ogni caso è necessario comunque un lavoro sull'autostima e una minima dose di imparare a “bastare a se stessi”, ma questo in tutte le sane relazioni credo).



C’è una frase di Sándor Márai che dice “Tutte le relazioni umane sprofondano nelle paludi della vanità e dell'egoismo.” Sinceramente, io di vanità e di egoismo ci vedo poco nelle relazioni poliamorose, anzi!

 

p.s. il servizio delle iene: http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/372591/nobile-una-famiglia-poliamorosa.html



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