Magazine / L'intervista

Brutte storie

lunedì 11 giugno 2012 di Sonia Manduzio
Piergiorgio Pulixi è uno scrittore trentenne cagliaritano, che vive a Padova. Il suo romanzo si chiama Una brutta storia e parla di corruzione, di famiglia e di realtà più o meno nascoste. Pulixi sarà a Foggia giovedì 14 giugno alle 18.30 per presentare il suo volume alla libreria StileLibero, all’interno di quel programma che il libraio Falciani ha chiamato Indipendent Month (una serie di eventi letterari che si susseguiranno per nutrire di letteratura la cocente estate foggiana). ?

Scambiando due chiacchiere con l’autore, viveur.it scopre quello che c’è dietro il suo lavoro…e dietro il suo protagonista, l’ispettore Biagio Mazzeo. ?? 

Lei fa parte del collettivo letterario Sabot, di cosa si tratta?
È un collettivo letterario che nasce da un progetto sull'inquinamento bellico del Perdasdefogu (letteralmente “pietre di fuoco”), il Poligono Sperimentale di Addestramento Interforze del Salto di Quirra – nella Sardegna orientale.
Massimo Carlotto, scrittore e fondatore del “movimento”, non riuscendo a gestire da solo tutto il materiale dell'inchiesta in questione, ha creato il team composto da sei giovani scrittori (siamo tutti al di sotto dei quarant’anni). Nel 2008 è stato pubblicato il primo romanzo, ma il nostro lavoro è costante e continuo.

Come trattate i delicati temi scelti?
La forma scelta da Sabot per affrontare le storie scomode di corruzione, inquinamento e violenza è quella del romanzo. Trattiamo trame nascoste, storie negate: argomenti che sfiorano lo stato di taboo (uno su tutti, la corruzione delle forze dell'ordine). Ogni libro è un impasto di fiction e inchieste reali, per non sovraccaricare il lettore.

Parlando più specificamente del suo volume, che cosa può dirci dell'ispettore Biagio Mazzeo, il suo protagonista?
Una brutta storia è una vicenda di corruzione. Di corruzione di un intero dipartimento di polizia, più precisamente di quello della narcotici. Biagio Mazzeo è il “capo” di questa strana famiglia. Perché, seppur nell'illegalità e nell'immoralità, tutti i personaggi fanno parte di una grande famiglia.
Ogni agente fa squadra con gli altri: ci si protegge a vicenda, ci si aiuta. Mazzeo, che una famiglia vera non l'ha mai avuta, cerca in qualsiasi modo di tenere insieme questo nucleo vitale.

Un po' come in Braquo quindi?
Sì, esatto, come la squadra di Braquo o di The Shield (Braquo e The Shield sono due serie televisive che raccontano le vicende di due dipartimenti di polizia corrotti rispettivamente uno francese e l'altro statunitense, ndr): il collante che tiene insieme i vari personaggi esula dalla moralità tradizionale.
È come se nel libro o, in genere, in queste situazioni limite, si contrapponessero due forze contrastanti: da una parte la sozzura della corruzione, il marcio dei comportamenti e delle situazioni; dall'altra il grande affetto, la lealtà e il sacrificio con cui ogni personaggio protegge gli altri tentando far intravedere uno spiraglio di luce in uno scenario che sembrerebbe destinato inesorabilmente al buio più totale.

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