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Alfredo de Biase: un foggiano alla guida di Castel del Monte

venerdì 11 dicembre 2015 di Redazione

L’ 8 dicembre, ha avuto termine la settimana che il MIBACT – ministero beni artistici culturali e del turismo-ha dedicato alle persone con disabilità, noi di Viveur abbiamo incontrato l’Arch. Alfredo de Biase: un foggiano doc che, il 5 Novembre, grazie ad una selezione interna al ministero per titoli e curriculum vitae, è alla direzione generale del Museo Archeologico di Palazzo Sinisi a Canosa e di Castel del Monte ad Andria: fiore all’occhiello della Puglia, infatti è tra i 49 siti italiani che l’Unesco ha inserito, nel 1996, nel World Heritage List ed è nella TOP 30 dei musei italiani più visitati.

V. Ma chi è Alfredo de Biase?

Una persona semplice da sempre amante della cultura e del bello. Ho fatto della mia passione un impegno sociale che con coraggio, determinazione e spirito di abnegazione ho perseguito insegnando prima a Brera presso l’ Accademia di Belle Arti di Milano; poi, dopo aver vinto il concorso nel Mibact, ho avuto l’incarico di Architetto nella soprintendenza ai beni artistici di Ravenna e sino ad un mese fa ero Direttore della Soprintendenza delle Belle Arti e del Paesaggio per i territori di Foggia, BAT e Bari.

V. Ci parli della sua prima iniziativa da neo-direttore: come nasce e quali sono le finalità?

Il 3 è stata la giornata nazionale dei disabili, questo importante evento mi ha spinto a dar vita ad una iniziativa che ha reso maggiormente fruibili i musei a tali categorie che, a causa delle barriere architettoniche, non possono accedere al primo piano. Così ho pensato di far fotografare i reperti archeologici più importanti di Palazzo Sinisi ed alcuni interessanti particolari architettonici di Castel del Monte proiettandoli, in video mapping – grazie al contributo del dott. Sabino Silvestri, presidente dell’Associazione Archeologica Canosina-, sul prospetto principale del museo canosino. Il proiettare i beni culturali verso l’esterno, oltre ad andare incontro alle difficoltà dei disabili, vuole rompere concettualmente le barriere ideologiche e culturali che vi sono tra museo e comunità.

V. Abbattere idealmente i muri di un museo vuol dire che sta pensando ad una nuova concezione dello stesso?

Vorrei un museo che cambi la sua impostazione ottocentesca ponendosi non più al servizio di una élite, ma di una intera comunità. Parafrasando Papa Francesco, il museo dev’essere “…una realtà vitale che sappia custodire il passato per raccontarlo agli uomini di oggi, a cominciare dai più umili, e disporsi così, con fiducia al presente ed anche al futuro. L’arte ha in sé una dimensione salvifica e deve aprirsi a tutti…”

V. Che tipo di risposta ha dato la comunità canosina?

Grande interesse per un meccanismo nuovo e per questa nuova concezione che ho di museo, ma non basta quest’unica iniziativa per sensibilizzare i cittadini, sarà interesse della direzione aprire quanto più possibile il museo ai suoi concittadini poiché solo loro possono essere i maggiori tutori e fruitori del proprio patrimonio culturale.

V. La prossima iniziativa o progetto?

Il prossimo evento è un congresso previsto per venerdi 11 a Palazzo Sinisi ed è centrato sull’apertura della tomba Varrese (IV sec a.C.) coi suoi preziosissimi reperti archeologici appartenuti per molto tempo ai musei di Taranto e Bari, ed oggi, finalmente il ministero èriuscito a riportare a “casa” tali gioielli del nostro passato.

Valentina de Biase

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