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Amore 2.0

martedì 2 febbraio 2016 di Paola La Sala
Una storia d'amore più che contemporanea in cui la tecnologia gioca un ruolo fondamentale ne La corrispondenza, ultima regia di Giuseppe Tornatore, con Jeremy Irons e Olga Kurylenko

Due amanti stanno per salutarsi nella stanza d'albergo dove, presumibilmente, si è consumato uno dei loro incontri clandestini.

Questa è la scena iniziale de “La corrispondenza”, ultima prova di Giuseppe Tornatore, autore a tutto tondo, poiché firma, del film, sia il soggetto che la sceneggiatura, tratta, peraltro, dal suo romanzo omonimo.

Subito dopo veniamo a sapere che lui, Ed Phoerum, è un illustre professore scozzese di astrofisica, sessantenne, coltissimo e sposato, lei una ex allieva molto più giovane di lui, Amy Ryan, bellissima e laureanda sempre in astrofisica, che si guadagna da vivere facendo la controfigura per il cinema e la televisione.

I due da sei anni vivono un rapporto fatto di rari incontri, ma saldamente supportato dalla tecnologia attraverso innumerevoli chat telefoniche, video messaggi via Skype e dvd, tanto che la ragazza non si stacca mai dal suo smartphone, unico  e irrinunciabile strumento di comunicazione col suo grande amore.

Questo fin quando un colpo di scena, che si colloca all'inizio del film, non sconvolge tutto e rimescola le carte così che  Amy si ritrova catapultata nel mezzo di un tormentato rompicapo fatto di continue sorprese, tutte all'insegna della tecnologia, che altro non è se non un viaggio doloroso che la conduce verso il suo uomo e nei meandri della propria interiorità, che deve in ogni caso fare i conti con la sofferenza, ma che conduce forse a una vita nuova.

“La corrispondenza”, la cui trama oltre non è opportuno svelare, è una storia assolutamente contemporanea nelle modalità del suo svolgimento, ma nello stesso tempo antica nei contenuti, dove è celebrata la forza dell'amore, ma anche il suo potere che rischia di sfociare nella deriva dell'egoismo; tutte cose che Tornatore fa concentrandosi soprattutto sul volto e le espressioni della sua protagonista, la convincente Olga Kurylenko, da cui non stacca quasi mai la macchina da presa, utilizzando più di una metafora, innanzitutto quella relativa alle stelle e allo studio dell'astronomia, ma anche quella legata all'attività di stunt di Amy, che ha alle spalle una storia familiare non risolta e anche al suo prestarsi come modella per le sculture di una artista sperimentale.

Jeremy Irons è destinato a fare le sue apparizioni, a parte la sequenza iniziale, soltanto attraverso supporti tecnologici, ma ugualmente dispensa fascino a piene mani.

Tornatore, tuttavia, cede troppo facilmente alle lusinghe della retorica, sempre in agguato tantopiù quando si affronta un simile tema, e le stesse metafore sono troppo scoperte, i dialoghi spesso scontati, ma il regista siciliano riesce ugualmente a immergere il suo film in un'atmosfera coinvolgente – merito anche della bellissima ambientazione in Scozia e sul lago d'Orta e della fotografia rarefatta di Fabio Zamarion, nonché della musica del maestro Ennio Morricone  -  e nell'incalzante suspense della vicenda. 

Amore e mistero, del resto, è il connubio che sembra affascinare non poco il regista di Bagheria.

Peccato per certa ridondanza che danneggia il film, per il quale ci si sarebbe augurati uno stile più asciutto e autentico, la stessa ispirazione che, ci sembra, salvo rare eccezioni Tornatore non abbia più ritrovato dopo  “Nuovo Cinema Paradiso”.

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