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Gioco al Massacro

martedì 23 febbraio 2016 di Paola La Sala
Una cena fra amici e un gioco insolito sono il detonatore per l'esplosione di crisi e rivelazioni in “Perfetti sconosciuti”, diretto da Paolo Genovese e interpretato da sette attori di punta del cinema di casa nostra

Una cena a casa di amici, Rocco, chirurgo plastico, e di Eva, psicoterapeuta.

Gli invitati sono gli amici di infanzia, quelli di sempre: Lele e Carlotta, sposati da anni e genitori di due bambini, i neo sposi Cosimo, tassista poco convinto a Bianca, che fa la veterinaria; infine arriva Peppe, tanto atteso perché in quell'occasione dovrebbe presentare agli amici la nuova fidanzata, Lucilla, ma deluderà tutti arrivando da solo.

I sette si siedono intorno al tavolo della bella casa di Rocco ed Eva, quando a quest'ultima viene l'idea di fare un gioco insolito quanto pericoloso: mettere al centro del tavolo il proprio smartphone e rendere pubblico tutto ciò che arriva a ognuno, sotto forma di messaggio, wattsapp, mail, telefonate, per dimostrare che tutti, proprio tutti, hanno qualcosa da nascondere.

Partendo, dunque, dalla nota 'affermazione di Gabriel Garcia Marquez secondo la quale “ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata e una segreta”, seppure con molta perplessità, il gruppo di amici accetta di sottoporsi alla prova proposta da Eva.

Questa l'idea centrale dell'ultimo film di Paolo Genovese, “Perfetti sconosciuti”, nelle sale dall'11 febbraio, che riunisce alcuni fra i migliori attori che il cinema italiano ha partorito nell'ultimo decennio: Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Marco Giallini, Edoardo Leo, Kasia Smutniak, Anna Foglietta, Alba Rohrwacher.

Naturalmente il gioco si trasforma man mano che procede la serata in una sorta di gioco al massacro, poiché ognuno si ritrova a dover svelare i propri piccoli o grandi segreti, cercando di celare, minimizzare, depistare rivendicando una presunta normalità che nasconde, per tutti i presenti, lievi o complicati conflitti, una “vita segreta” ricca e sfaccettata che, una volta rivelata, non consentirà più di ripristinare gli equilibri precedenti. Equilibri tali proprio perché fondati sull'apparenza, il compromesso; il che lascia lo spettatore nel dubbio se sia in ogni caso meglio vivere così o arrivare alla verità ad ogni costo, con tutti gli annessi e connessi, spesso dolorosi e assai poco piacevoli, che questo comporta.

Il film diretto da Paolo Genovese, sceneggiato a dieci mani insieme a Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello, ha un impianto fortemente teatrale, tutto ambientato com'è all'interno di un appartamento nel corso di un'unica serata; un film molto “dialogato”, nel quale ogni personaggio ricopre un ruolo ben preciso e nello stesso tempo racchiude, a volte nemmeno tanto, una voragine di fragilità, frustrazioni, meschinerie.

Il film ha un decisivo punto di forza in una sceneggiatura molto ben congegnata e affatto banale, malgrado una certa prevedibilità di partenza, e soprattutto nel cast. 

Gli attori sono tutti convincenti, “giusti” ognuno nel proprio personaggio, spontanei, intensi o superficiali come il copione richiede.

Su tutto e tutti si staglia la metafora dell'eclissi lunare, che prima nasconde e annerisce l'astro e alla fine lo libera nuovamente rendendolo visibile al mondo. 

Chi vuole intendere intenda.

“Perfetti sconosciuti”, insomma, è un film ben strutturato e recitato, una commedia ben scritta e diretta, con dialoghi brillanti e toni dolci e amari, che si inserisce nella migliore tradizione della commedia italiana degli ultimi anni, di cui Paolo Genovese è uno degli esponenti di punta; lui e altri autori della generazione dei quaranta – cinquantenni prediligono ambienti chiusi, mettono in scena debolezze e nevrosi dei nuovi quarantenni o giù di lì e, in questo caso, sfoderano finali affatto scontati e assai poco consolatori.

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