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L'odioso West di Quentin

lunedì 29 febbraio 2016 di Paola La Sala
Ottavo film diretto da Quentin Tarantino, The Hateful Eight è un nuovo omaggio del regista all'epopea western, naturalmente a modo suo con una cast di grandi attori

Siamo nel bel mezzo di una enorme distesa innevata del Wyoming, dove sta arrancando una diligenza trainata da sei cavalli con a bordo un uomo e una donna.

Lui è John Ruth, un “bounty hunter”, vale a dire un cacciatore di taglie, lei è Daisy Domergue, condannata a morte che deve essere condotta alla forca in quel di Red Rock.

Mentre impazza la tormenta, un uomo chiede asilo sulla diligenza, anche lui diretto a Red Rock: è il maggiore Marquise Warren, già ufficiale nelle fila dell'Unione, anch'egli cacciatore di taglie. Dopo un'iniziale ostilità da parte di Ruth, l'uomo accoglie il maggiore, ma un'altra sosta attende il convoglio e un altro uomo chiede di essere ospitato.

Si tratta del presunto neo sceriffo di Red Rock, il sudista Chris Mannix.

I quattro, più il cocchiere, giungono all'Emporio di Minnie, dove era prevista una fermata per rifocillarsi prima di proseguire verso la meta finale. 

Qui si trovano altri quattro personaggi a loro sconosciuti: un ex generale sudista, un boia, un messicano e un misterioso mandriano.

“The Hateful Eight” è l'ultimo film diretto da Quentin Tarantino; il suo ottavo lavoro è una nuova incursione nel genere western, naturalmente rivista e corretta attraverso il suo stile inconfondibile e un ennesimo personalissimo tributo ai B Movies di cui è notoriamente grande estimatore.

A rimandare alla passione del regista americano per il cinema epico del passato, “The Hateful Eight” è girato con l'ausilio dell'Ultra Panavision in 70 mm, un formato, cioè, che privilegia la grandezza degli spazi orizzontali (seppure non visibile in tutte le sale), il formato con cui sono stati girati i grandi film dell'epopea western, anche se l'ultimo nato in casa Tarantino è quasi paradossalmente un film girato quasi esclusivamente in interni: la diligenza nella parte iniziale e poi quasi esclusivamente nello spazio ristretto dell'emporio di Minnie dove si svolgono quasi tutti i fatti.

Suddiviso, com'è d'uopo, in  cinque capitoli, il film è infarcito di dialoghi, mostra ben presto il gioco di scambi fra i personaggi, disvela, mostra, nasconde, dissemina indizi e mette in campo personaggi che non sono in nessun caso ciò che dicono di essere. 

Gli attori servono al meglio la causa - e alcuni sono tra gli aficionados tarantiniani - Kurt Russell, Tim Roth, Bruce Dern, Samuel L. Jackson e l'unica donna Jennifer Jason-Leigh sono truci e disgustosi a piene mani, e il crescendo degli eventi lascia presagire che nulla, o quasi, rimarrà come appare in principio.

I temi cari al cinquantatreenne regista di Knoxville ci sono tutti in questo “filmone” della durata di tre ore: la suddivisione in capitoli, la struttura circolare con l'uso dei flash-back e la truculenza che esplode soprattutto nell'ultima parte. 

Tarantino rinchiude i suoi personaggi in uno spazio angusto, quasi claustrofobico in contrasto con l'immensità degli spazi circostanti, e conduce gradatamente lo spettatore alla deflagrazione degli avvenimenti, inserendo una sottotrama gialla, che ha ricordato a più di qualcuno la struttura dei “Dieci piccoli indiani” della maestra del genere Agatha Christie.

“The Hateful Eight” è, malgrado la lunga durata, un film che coinvolge sia per la bravura degli attori, sia per il contagioso godimento esibito dal suo autore e anche per la suspense che incalza e che prelude al finale inaspettato e all'inevitabile  esaltazione di un pulp talmente esibito da risultare sempre meno disturbante.

Del resto si sa, Tarantino si odia o si ama.

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