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Tutti gli uomini del Globe

lunedì 14 marzo 2016 di Paola La Sala
Fresco del Premio Oscar come miglior film, Il caso Spotlight diretto da Thomas Mc Carthy ripercorre l'inchiesta del team del Boston Globe che nel 2001 ha denunciato circa un centinaio di casi di pedofilia nella prestigiosa Diocesi della città americana

Siamo nel 2001 a Boston, una delle città più cattoliche degli States; il Boston Globe, fra i maggiori quotidiani locali, ma di rilevanza nazionale, vede al suo interno operare da tempo il pool di investigazione giornalistica chiamato Spotlight, che grazie all'attività di un gruppo di giornalisti denuncia le magagne della politica e della società cittadina in generale, svuotando i vari vasi di Pandora che si trovano a individuare e su cui indagano di volta in volta. 

In effetti i giornalisti che si occupano di Spotlight se la cavano niente male, ma è con l'arrivo del nuovo direttore Marty Baron, direttamente da Miami, uomo introverso ma determinato, che a Spotlight viene chiesto di indagare su un caso di pedofilia emerso nell'Archidiocesi bostoniana, nel quale è coinvolto un certo padre Geoghan, e sul quale il vescovo locale preferisce gettare un velo di silenzio, neanche a dirlo.

Così tre giornalisti che rispondono ai nomi di Walter Robinson, Mike Rezendes e Sacha Pfeiffer, seppure fra molte iniziali perplessità, iniziano a occuparsi del caso e cercano, in particolare Rezendes, di coinvolgere a collaborare il riottoso avvocato Garabedian che difende, fra mille difficoltà, le giovanissime vittime dei reati di pedofilia, spesso gente umile e particolarmente esposta.

Da questi fatti parte la narrazione de “Il caso Spotlight”, nelle sale italiane da alcune settimane a ridosso della vittoria del Premio Oscar come Miglior Film del 2016, diretto da Thomas Mc Carthy, che tanto sta facendo parlare, affrontando una storia vera, che ha dato il via a una serie di sconvolgimenti all'interno del cattolicesimo mondiale e che a molti ha richiamato alla mente forse il suo grande progenitore cinematografico, quel “Tutti gli uomini del presidente” del '76 di Alan J. Pakula che raccontò l'inchiesta del Washington Post che denunciò il caso Watergate e fece dimettere Richard Nixon. 

Dalle prime scoperte riguardanti gli abusi operati da padre Geoghan, i giornalisti del Globe vanno avanti e si imbattono in altri casi, altre vittime, fino a stabilire che sono circa un centinaio gli episodi di pedofilia di cui si ha notizia a Boston e che sono stati insabbiati, grazie a una serie di trasferimenti di cui sono stati oggetto i vari religiosi coinvolti, nel totale silenzio della Diocesi, naturalmente.

Così, articolo dopo articolo, nonostante lo stop causato dai fatti gravissimi dell'11 settembre, l'inchiesta assume proporzioni gigantesche, le vittime finalmente escono allo scoperto, grazie alla preziosa collaborazione dell'avvocato Garabedian e anche dell'associazione delle vittime che lamenta, peraltro, che da tempo, da molto tempo, aveva cercato di entrare in contatto con i giornalisti del Globe, ricevendo in cambio una pressoché totale indifferenza.

Il che mette in luce uno degli aspetti più interessanti del film di Mc Carthy, che non disegna un santino né del giornale, né dei suoi giornalisti colpevoli di aver agito tardi nel denunciare il tutto; tuttavia “Il caso Spotlight” - e questo è un altro grande merito del film – descrive nei particolari come si deve fare un'inchiesta giornalistica, come deve muoversi il giornalismo investigativo d'alto livello, soprattutto in un paese come l'Italia, dove non è molto praticato o, se lo è, lo è in maniera sporadica.

Alla fine, malgrado il colpevole ritardo, di cui in ogni caso i membri di Spotlight e non solo si assumono la responsabilità, l'inchiesta si aggiudica il Premio Pulitzer e da essa partirà una tardiva presa di coscienza della chiesa cattolica sull'enorme problematica della pedofilia che ha coinvolto e coinvolge una buona parte del clero, di cui gli ultimi pontefici, con papa Bergoglio in testa, si stanno facendo carico, senza peraltro avere ancora risolto alla radice la questione.

Il film colpisce nel segno, con ritmo, freddezza, nessuna scivolata retorica o sentimentale, con un cast di bravi attori, Michael Keaton, Mark Ruffalo, Rachel Mac Adams, Lev Schreiber, John Slattery, Stanley Tucci fra gli altri, e poco importa se all'Academy abbiano deciso di premiarlo per l'argomento più che per la resa artistica, come qualcuno ha ventilato; forse è stata una scelta politica, ma va bene così e ce ne fossero di più.

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