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Pasolini, ultima estate

mercoledì 30 marzo 2016 di Paola La Sala

Due anni dopo la sua realizzazione, esce in sala “La macchinazione”, il film in cui il regista David Grieco ricostruisce gli ultimi mesi di vita di Pier Paolo Pasolini e le circostanze della sua morte violenta. Con un bravissimo Massimo Ranieri

 Un incipit più che esplicito quello de “La macchinazione”, con un uomo adulto che pratica un rapporto sessuale ad un ragazzo in auto una sera d'estate.

L'uomo, lo sappiamo presto, è Pier Paolo Pasolini, il ragazzo, Pino Pelosi, allora un perfetto sconosciuto, che si guadagnerà fama internazionale come l'assassino del grande scrittore e regista friulano.

A dirigere “La macchinazione”, nelle sale in questi giorni, è David Grieco, alla sua seconda prova nel lungometraggio, che decide di raccontare, più di ogni cosa, le circostanze che portarono all'omicidio di Pasolini.

Ragioni che, ovviamente, secondo Grieco, non corrispondono affatto a quelle che per molti anni sono state sdoganate e che hanno portato all'arresto e alla condanna del giovanissimo ragazzo di vita, Pelosi.

David Grieco, che di Pasolini fu buon amico sin da ragazzino e per il quale lo scrittore e regista scrisse un ruolo ad hoc nel suo film “Teorema”, fu tra i primi accorsi all'idroscalo di Ostia quel 2 novembre del 1975, quando il suo cadavere fu rinvenuto privo di vita e barbaramente dilaniato e sin da allora, egli non fu mai convinto che le cose andarono come furono ricostruite.

Il film presuppone, innanzitutto, che Pasolini, in quei mesi del 1975, frequentasse già Pelosi; sono gli anni in cui stava mettendo a punto le riprese e la realizzazione di quello che sarebbe stato il suo ultimo film “Salò o le 120 giornate di Sodoma” e contemporaneamente lavorando alla stesura di “Petrolio”, il libro che rimarrà incompiuto e che sarà pubblicato diversi anni dopo la sua scomparsa.

Pelosi, che certo non frequentava un ambiente da educande, se la faceva con un giro di delinquenti legati alla nascente Banda della Magliana; nell'estate del '75, periodo in cui è ambientato il film, alcuni di loro decidono di rubare i negativi della pellicola che Pasolini stava girando e montando negli stabilimenti della Technicolor, per ottenere un riscatto. Proprio nei mesi nei quali Pasolini, scrivendo il suo libro, stava indagando sulla corruzione che come un cancro aveva ormai corroso la società, la politica e l'economia italiana e che sembrava incarnarsi nella figura di Eugenio Cefis, allora presidente della Montedison e fondatore della loggia massonica P2.

Nel ripercorrere gli ultimi tre mesi di vita dell'intellettuale che più di ogni altro ha rappresentato la coscienza critica di questo paese, “La macchinazione” porta avanti una tesi, quella di Grieco (peraltro condivisa da altri), del complotto ordito per eliminare una figura ingombrante come quella di Pasolini, l'intellettuale scomodo, l'omosessuale provocatorio, l'uomo tormentato che faceva sentire forte la sua voce attraverso i suoi scritti, i suoi film e anche la sua incessante attività di giornalista culminata nei famosi articoli sul “Corriere della Sera”.

Il film ricostruisce con minuzia gli ambienti, i personaggi, le atmosfere e mette in campo le tesi di cui si fa portatore, cercando di evitare i luoghi comuni in cui solo marginalmente ricade.

Lo stile è asciutto, l'approccio di Grieco è poco sentimentale, ma più giornalistico e la presenza e l'interpretazione di Massimo Ranieri ne costituiscono il nucleo, il centro propulsore.

Ranieri gioca di immedesimazione e non solo grazie alla straordinaria somiglianza fisica con Pasolini e finisce col regalare al personaggio la forza della verità in un film che, girato nel 2014, esce solo ora sugli schermi all'indomani della pubblicazione del libro scritto dallo stesso Grieco, “La macchinazione. Pasolini. La verità sulla morte” (Rizzoli, 2015).

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