A pranzo nella villa di Faragola
di Alessandra De Stefano
Un’antica residenza aristocratica nel territorio di Ascoli Satriano.
ASCOLI SATRIANO Da qualche settimana si è conclusa l’annuale campagna di scavo del sito di Faragola, nel territorio di Ascoli Satriano, una delle realtà archeologiche più interessanti della Puglia e dell’Italia meridionale. Le indagini archeologiche sono iniziate nel 2003 e sono proseguite ininterrottamente, sotto la direzione scientifica di Giuliano Volpe e di Maria Turchiano; quest’anno, inoltre, la campagna di scavi ha visto la partecipazione di archeologi americani, albanesi, algerini e provenienti da altre università italiane. Il sito di Faragola ha conosciuto una vita molto lunga, a partire dalle prime testimonianze di epoca daunia, tardo-repubblicana e primo-medio imperiale, che precedettero la villa tardoantica (IV-VI secolo dopo Cristo), fino all’occupazione di età altomedievale. La villa tardoantica costituisce uno degli esempi più significativi delle sontuose residenze di campagna, simboli della potenza e della ricchezza delle potenti famiglie aristocratiche del tempo. È stata, infatti, rinvenuta una grande sala da pranzo estiva e un esteso settore termale, a conferma dell’impor-tanza attribuita sia alla cura del corpo sia ai piaceri della tavola. La sala da pranzo, su tre livelli pavimentali, era decorata da preziosi marmi policromi e dotata di un rarissimo divano semicircolare in muratura, con fontana e rivestimenti in paste vitree, tessere musive con foglia d’oro e dischi marmorei riutilizzati sulla fronte; l’unico conservato raffigura un figura femminile danzante, di fronte a un altare su cui poggia una cista attorno a cui è avvolto un serpente. Nel pavimento erano inseriti tre pannelli, realizzati con paste vitree, marmi, e tessere con foglia d’oro. È molto probabile che, sulla fronte del divano, l’acqua fuoriuscisse a cascata dalla vaschetta, andando a riempire la parte centrale della sala che risultava, così, ricoperta da un velo d’acqua, una sorta di laghetto artificiale con uno straordinario effetto scenografico. Le terme, utilizzate dal proprietario e dalla sua famiglia, erano costituite dalla successione di vani caldi, tiepidi e freddi, riccamente decorati in marmo e mosaico, con vasche e ambienti di servizio. Un secondo impianto termale era destinato probabilmente al personale della villa. Successivamente, sulla villa si insediò un villaggio altomedievale. L’ultima fase di vita fu caratterizzata da condizioni di vita sempre più precarie, testimoniate da capanne ricavate nella terra, resti di focolari e sepolture. Attualmente è in corso un primo intervento di valorizzazione dell’area archeologica, attraverso opere di restauro e di copertura e la creazione di un itinerario di visita. Inoltre, sul sito di Faragola è stato realizzato il progetto virtuale della Timemachine, di cui Viveur ha dato notizia nel numero 33. i: www.archeologia.unifg.it/ric/sca-vi/far.asp
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