Foggia s(otto)coperta
La ricognizione di ipogei e di un pozzo di straordinarie dimensioni sotto la chiesa dei Morti alimenta alcune ipotesi affascinanti.
FOGGIA Partiamo dalle poche certezze che abbiamo (una di queste non è la memoria storica). Nel 1050, Roberto il Guiscardo, re normanno, ordina di bonificare il terreno paludoso, tutt’altro che pianeggiante, dove ora camminiamo: il centro storico di Foggia. Nel 1223 Federico II di Svevia elegge il centro a sede imperiale. La Città di Santa Maria da Fovea si sviluppava lungo l´asse dell´attuale via Arpi, con una parte alta, detta "´ncàpe a tèrre" cioè Porta Ecana o Porta Piccola, in direzione Troia appunto e una parte bassa, Porta Grande. Una leggenda racconta che Federico II, ritornato da una crociata, abbia trovato la città insubordinata e ostile a tal punto che, dopo una notte insonne passata nel palazzo di San Lorenzo in Carmignano, abbia ordinato l´abbattimento delle mura della città voltagabbana. Così la lasciò nuda, con il solo fossato a protezione dell’abitato. Ma è molto più di una leggenda che nei pressi di quella chiesa, detta dei Morti, vi fosse il Palazzo Reale dello Svevo. Al centro un grande patio, pozzi e piscine. Tramandati come “u’ puzze d´u Rè” e la "pescheria", i vasconi per l’allevamento di pesce, cibo sempre disponibile per la corte. A indicare l’imponente Palazzo, anche le carte storiche come quella quattrocentesca conservata nella Biblioteca Angelica di Roma. La novità storica e archeologica è che nei lavori di restauro della chiesa dei Morti si è indagato in modo invasivo (con telecamere a immersione) un pozzo dalle dimensioni straordinarie. Una cavità di sezione quadrata (circa 2,5 metri di lato) e profondità di oltre 21 metri dal piano stradale di via San Domenico. Il pozzo è stato rinvenuto in uno spazio, con volte e archi la cui muratura suggerisce una tessitura medievale: dalla cappella laterale della Chiesa si scende in questo imponente ambiente, ampio circa sei metri e lungo fino al retro della chiesa stessa. La profondità del pozzo valutata dal gruppo speleologico A.S.S.O. di Roma e dal nucleo Vigili del Fuoco Sommozzatori di Brindisi, è di un edificio di 7 piani. La cavità conserva acqua di falda, limpida, alta almeno di 6 metri. Incredibilmente, nel pozzo è visibile la stratigrafia della città: si susseguono infatti strati costruiti a mano in muratura e strati di breccia scavata e ancora strati di argilla e impensabili orditure di blocchi di tufo, molto regolari. Si poteva attingere al pozzo perfino da un anello in pietra, la “vera”: la bocca circolare sul pavimento della cappella soprastante. Una costruzione unica che testimonia l’importanza dell’acqua a Foggia nel millennio precedente. Un altro fatto certo è la presenza di falde ancora oggi attive, le stesse presenti in altri pozzi sparsi in zona e raggiungibili attraverso ipogei anch’essi coperti da strutture rilevanti. Ciò da valore almeno a due ipotesi, la prima è l’importanza strategica (e militare?) dei sotterranei nella Foggia medievale e, poi, la possibile esistenza delle piscine (confermate dal toponimo di “vico Pescheria”). I caratteri dei sotterranei, altezza e larghezza carrabile, cantonali massicci, archi, capitelli e costoloni in pietra non fanno di certo pensare a locali adibiti al semplice deposito. Gli esperti non concordano su quale potesse essere il piano stradale di epoca medievale. Quello attuale o quello più basso in media di 5 metri che oggi si presenta voltato? Non vi sono molti dati e date storiche da fissare nel centro storico dauno. Una cosa è certa, la chiesa dei Morti o del Purgatorio (Santa Maria della Misericordia) sta per riconsegnare al pubblico preziosi elementi artistici, oggetto del restauro quasi ultimato dall’equipe di Michele Stasolla: il soffitto a cassettoni in legno policromo opera del Fontana (1683), l’altare in marmo cesellato con pietre rare, la cappella laterale con un altarino e un lavamani scolpiti in marmo, il succorpo molto ampio. Nell’altare spiccano giganti le statue di Lorenzo Vaccaro (1687). La chiesa era in effetti era una cappella in cui le famiglie nobili di Foggia avevano finanziato questi capolavori: 14 tele lungo le pareti laterali con gli stemmi che ne rievocavano il mecenatismo. I dipinti, custoditi nel Museo Diocesano, rappresentano le opere di misericordia di corpo e spirito, forse del Brunetti (XVII secolo). Una cappella d’élite, quindi, richiamata dalla disposizione delle sedute nell’aula, “a coro” lungo il perimetro, sotto le rispettive tele. Quindi senza file di banchi e con un solo ordine di posti. La chiesa, nell’assetto attuale del 1650, era sede della confraternita dei Bianchi. Sullo stesso altare, uno straordinario dipinto della Madonna della Misericordia è andato smarrito. Nell’ambito delle indagini sulla vulnerabilità del centro storico di Foggia, coordinate da Comune e Autorità di Bacino, si inserisce la campagna di sopralluoghi condotta dall’Università degli Studi di Foggia e da Giuliano Volpe, archeologo e rettore dell’Ateneo, con la preziosa collaborazione del gruppo speleologico di Mario Mazzoli (Assonet di Roma) ed eccezionalmente del nucleo regionale sommozzatori dei Vigili del Fuoco. L’obiettivo è ispezionare e raccogliere il maggior numero di dati sulle cavità al di sotto del centro e di mappare, in modo quanto più organico possibile, l’insieme dei sotterranei. Lo straordinario ipogeo davanti alla cattedrale, ispezionato dal Gruppo Speleologico e dall’Università, sotto la piazza di circa 6 metri, si presenta come un vano voltato esteso in direzione del palazzo di fronte (al di sotto di piazza De Santis) con alcune pareti di forma arrotondata. Alcuni elementi architettonici inseriti nella muratura danno pregio ai manufatti sotterranei, certamente di origine medievale. Sono visibili in particolare un capitello e un arco. Quale fosse la funzione reale di questi spazi è incerto. Sappiamo che l’area fu interessata da trasformazioni a partire dal re normanno Guglielmo II il Buono che fece costruire la chiesa matrice nel 1179 (l’attuale Cattedrale), facendo nascere da un villaggio la Foggia “moderna”. Che le cavità voltate e strutturate con manufatti molto curati fossero usate, anche a memoria degli anziani, per la conservazione di grano e altre derrate, non esclude altre ipotesi. Va detto a questo proposito che è operativa da anni, sul tema degli ipogei, l’associazione Ipogei di Foggia che ha provveduto a svolgere studi di rilievo e promozione culturale dei sotterranei di piazza San Domenico, di via Le Maestre nel Palazzo Tortorella, di via Arpi nella chiesa di Sant’Agostino, in piazza Mercato e in via San Domenico e piazza Purgatorio (di fronte alla chiesa dei Morti). Proprio l’ipogeo urbano di via San Domenico, prospiciente quello della Chiesa, presenta anch’esso caratteri notevoli. Un primo livello a circa 4 metri di profondità e un secondo livello a circa 10 metri è rivolto verso la chiesa. Da questo punto di vista, sarebbe utilissima una collaborazione tra gli esperti di questa materia che rende la nostra città davvero unica. Le novità sotto la coltre del tempo non finiscono qui. Infatti, nei lavori di ristrutturazione della Facoltà di Lettere in via Arpi si è - con una certa sorpresa - ricostruito l’apparato conventuale e il perfetto chiostro dei Fatebenefratelli, certamente datato al 1711, a testimonianza che la zona verso porta Troia del centro storico intra moenia è stata per secoli un polo ospedaliero per la città di Foggia. In una città devastata da terremoti (il peggiore nel 1731), bombardamenti e più recentemente speculazioni, probabilmente solo il sottosuolo ci può restituire sorprendenti testimonianze storiche.
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