numero 29 | anno XVII
dal 20 luglio al 9 settembre 2010
 
 
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Mimì rivive in un libro (ed è proprio come vivere)

di Tony di Corcia

Un libro ricorda, a quindici anni dalla sua scomparsa, la vita e la carriera di Mia Martini. Un’artista indimenticabile, che ha vissuto un’esistenza difficile.


È il febbraio del 1989, quando sul palco del Festival di Sanremo appare una figura delicata, che era sfuggita allo sguardo e all’ascolto del pubblico italiano per qualche anno. Vestita con grazia e sobrietà, la figura composta e la voce roca di sempre, Mia Martini ricompare dopo anni di silenzio (una condanna, non una scelta) e regala alla storia della canzone italiana un’interpretazione indimenticabile di Almeno tu nell’universo. Lei, lei che era diversa, sentì talmente tanto la canzone scritta ben 27 anni prima da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio da rendere impossibile il tentativo di eguagliarla o superarla. Ci hanno provato in tante, da Mina a Elisa: belle prove, buone riletture, ma nessuna ha retto il confronto con l’originale. “Sei ritornata alla grande!” esclama una delle conduttrici quando la accoglie sul palco. Lei risponde qualcosa educatamente, ma ha fretta di cantare, di tornare a cantare.
Dopo qualche secondo, gli italiani si resero conto che oltre a quello in fondo al cuore c’era un altro diamante, quello della sua voce, e che per troppo tempo era stato relegato nel fondo di qualche cassetto polveroso. Lucidato da un brano che sarebbe diventato presto un classico della canzone italiana (e che a Sanremo rimase al nono posto della classifica finale), quel diamante avrebbe brillato ancora per qualche anno, e sarebbe diventato più luminoso di una supernova in seguito a una morte misteriosa, improvvisa, scioccante. Ma gli umani, con i tesori, sono fatti così: ce li hanno a portata di mano, a pochi centimetri dal loro sguardo, e si affannano la vita in ogni modo per non accorgersene, salvo pentirsene quando è troppo tardi. Per ricordare questa artista dalla voce struggente, la casa editrice Tea ha pubblicato una biografia firmata da Menico Caroli, esperto di musica italiana contemporanea e autentico esegeta della Martini, e Guido Harari, fotografo-star che della cantante fu amico e collaboratore. Un volume di grande formato che spalma su 288 pagine oltre 500 immagini, molte delle quali inedite. Con la tecnica dello scrapbook si inseguono lettere, appunti, partiture, foto, ritagli di giornali, rare copertine di dischi. C’è posto anche per l’ultima intervista, che non era mai stata pubblicata fino a questo momento: l’ha realizzata Maurizio Gregorini nell’aprile del 1995 e si intitola “Non usatemi come fossi già morta”. L’Ultima Occasione Per Vivere è il titolo di questo omaggio su carta che si avvale di interventi firmati dal padre della cantante, dalle sorelle Loredana e Olivia, e da colleghi e amici come Biagio Antonacci, Giorgio Armani, Charles Aznavour, Claudio Baglioni, Pippo Baudo, Caterina Caselli, Lucio Dalla, Ivano Fossati, Dori Ghezzi, Bruno Lauzi, Vasco Rossi, Enrico Ruggeri e Ornella Vanoni. Peccato che adesso lei sia solamente un pensiero...

Un libro per ricordare Mia Martini a quindici anni dalla sua scomparsa: porta la sua firma e quella del fotografo Guido Harari. Non siete nuovi a iniziative che intendono omaggiare, in modo nobile e rispettoso, l’indimenticabile Mimì.

“Questo libro rappresenta l’impegno più forte e importante che ho portato avanti, fino a questo momento, per Mia Martini. Ho curato la produzione di sei album per la Sony, che contenevano numerosi inediti, la produzione di dvd, la realizzazione di trasmissioni per la Rai e un altro libro, pubblicato nel 1999. Con Guido Harari abbiamo realizzato questo lavoro basato sul rispetto dell’artista e della persona, andando alla ricerca delle radici umane e artistiche di questa donna che ha avuto – come tutti sanno – una vita estremamente difficile. Non si tratta di un’au-topsia, parlerei piuttosto di una forma di archeologia del rispetto, permeata di puro amore”.

Purtroppo, a rendere complicata la sua intera esistenza ha contributo la diceria che la accusava di portare sfortuna.

“Si tratta di una storia tipicamente italiana, ma anche il rimpianto e la nostalgia che le vengono riservati oggi lo sono e, tra l’altro, non si traducono in nulla di concreto. In questi giorni, per esempio, tutti dicono di amare la poesia di Alda Merini in seguito alla sua morte: mi chiedo se faranno lo stesso tra qualche mese. Nel nostro Paese non c’è questo tipo di rispetto per gli artisti, non ne viene rispettata la memoria. Pensiamo, invece, a che cosa è successo in Francia con Dalida”.

Recentemente, Loredana Berté ha riaperto il caso della morte di sua sorella facendo accuse decisamente pesanti nei confronti di chi le è stato vicino nelle ultime ore della sua vita. Che cosa pensa di queste parole?

“Si tratta di accuse che hanno avuto l’unico effetto di riportarli per l’ennesima volta nelle aule di un tribunale. È una famiglia in cui i rapporti sono basati soprattutto sulla carta bollata. Io mi sono rivolto a quel 50% della sua famiglia che intende continuare a ricordarla: suo padre, una persona che stimo tantissimo, e sua sorella Olivia. Il libro ha un impianto prevalentemente fotografico, e suo padre ci ha dato delle foto finora inedite, che la ritraggono ancora bambina nella sua famiglia”.

Da esegeta delle sue vicende saprà che, una decina di anni fa, si parlò molto del cosiddetto “tesoro di Mia Martini”: mobili, abiti, premi e altri oggetti personali della cantante giacevano in stato di abbandono in un capannone di Foggia.

“Fui chiamato per parlare di questo argomento nel 2000 dalla Rai, per realizzare un servizio assieme a Tito Manlio Altomare che non è mai andato in onda perché misteriosamente bloccato. Ho visitato quel capannone, in cui per dieci anni gli oggetti di Mia Martini sono stati condannati all’abbandono e ai vermi... Si è trattato di una bruttissima storia, finalmente risolta. Il curatore dell’eredità ha messo all’asta questi beni, e sono stati fortunatamente rilevati da una persona perbene. Una persona a cui molti, ancora oggi, dovrebber odire grazie”.

Lei insegna Storia Greca alla Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Foggia. Come convivono negli interessi e nelle passioni di una stessa persona la voce di Mia Martini e quelle di una civiltà che ci ha regalato Saffo, Alceo, Anacreonte & company?

“In tanti modi: il nostro cervello è fatto di mille stanze. C’è chi nel tempo libero va a giocare con le palle da tennis e chi, invece, si occupa della vita e della musica di una cantautrice con le palle. La storia, prima che di eventi, è storia di persone, di eventi umani e trovo che la vicenda personale di Mia Martini, segnata indelebilmente dalla cattiveria della gente, potrebbe benissimo rientrare in un libro di storia: magari un libro sulla stupidità umana. Quanto ai legami tra le eredità culturali dell’antica Grecia e la musica, in alcuni corsi e seminari ho presentato esempi di sopravvivenza della letteratura greca nella musica leggera. Un esempio? Nel 1996 Lucio Dalla ha pubblicato una canzone, Tu non mi basti mai, che era una poesia di Anacreonte riportata in musica. Lui non lo ha mai ammesso, ma tant’è: è stato un piccolo miracolo che ha dimostrato l’attualità e la fortuna della poesia greca”.
i: www.tealibri.it

 

inserito il 13.11.2009 | In copertina

 

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